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Come funziona un rigassificatore

La rigassificazione del GNL è un procedimento di natura fisica e non chimica. Si tratta quindi di un processo semplice, pulito e sicuro. La trasformazione dalla fase liquida del metano in quella gassosa avviene attraverso uno scambio termico con l’acqua di mare, in assenza dunque di combustione.


Il GNL viene scaricato dalle navi metaniere e temporaneamente immesso in due serbatoi criogenici a “contenimento totale” indipendenti tra loro, dotati di un doppio corpo in acciaio speciale e cemento armato precompresso. Successivamente il GNL viene inviato ai vaporizzatori, del tipo “a ruscellamento d’acqua” (“open rack”), che utilizzano l’acqua di mare come vettore termico per riscaldare il GNL fino a portarlo allo stato aeriforme (cioè lo stato naturale in cui viene normalmente utilizzato).


Il gas naturale viene quindi analizzato, per verificare che la qualità sia conforme alle specifiche nazionali, misurato ed infine immesso nel metanodotto di connessione alla rete nazionale per il trasporto all’utenza finale (industria, riscaldamento, cottura etc.).

 

Molti Paesi ad economia avanzata hanno scelto il GNL come modalità di approvigionamento del gas naturale: il Giappone, ad esempio, alimenta con il GNL il 100% del proprio mercato del gas attraverso 24 terminali di rigassificazione. Attualmente nel mondo sono in funzione 59 terminali di rigassificazione, di cui 16 in Europa.

 

In Spagna sono attualmente in funzione 6 terminali di rigassificazione. Le infrastrutture di GNL nella penisola iberica sono in grado di gestire volumi per oltre 33,0 Mldmc/anno.

 

Gas Natural è presente con un proprio terminal di rigassifiazione in Puerto Rico, dove assicura il 100% delle importazioni di gas.

In Italia, Gas Natural ha presentato domanda alle Autorità competenti per costruire due impianti a: Taranto e a Trieste.